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About SEBASTIANO LEDDI
SEBASTIANO LEDDI (@sebastianled) is a Video Game creator on Instagram, also filed under Photography & Video. The account has 8,792 followers and 3,392 published posts. Recent posts average 226 likes and 6 comments, an engagement rate of 2.32%.
SEBASTIANO LEDDI belongs to the nano tier, the band usually drawn between 1,000 and 10,000 followers. SEBASTIANO LEDDI follows 4,203 accounts, so the audience is roughly 2.1 times the size of the list followed. SEBASTIANO LEDDI uses an Instagram professional account. Flinque files SEBASTIANO LEDDI under Video Game, with Photography & Video as a secondary category.
The Instagram bio for SEBASTIANO LEDDI runs to 6 words. The bio mentions @perimetro__, @kindof_mgmt, @settantasette__ and @milanofilmfest. The latest activity Flinque has on record for SEBASTIANO LEDDI dates from June 2026.
3,392 Posts
Of the 10 most recent posts shown for SEBASTIANO LEDDI, 8 are single images and 2 are carousels. That mix leans toward single images. With 3,392 posts published, SEBASTIANO LEDDI's archive runs well past the 2,000 mark. Against the audience, that is roughly 2.6 followers for each post published. All 10 carry captions, averaging 152 words each. The captions are written mainly in Italian. Words that recur across them include anni, perché, milano, cose and tutto. The captions tag #milanofilmfest2026.
Ma che ti costava?
Capisco i dazi, la Nato, la geopolitica e tutte quelle cose lì. Però una foto. Una foto insieme.
Che ti costava?
Perché le foto sono una roba seria. Molto più seria di quello che sembrano.
Mettere due persone nello stesso frame è quasi una dichiarazione definitiva. È come dire questi due, in qualche modo, stanno dalla stessa parte dell’immagine.
E l’immagine non ama le sfumature. Poi magari uno pensa di farsi una foto e basta.
E invece no.
Una foto ti segue per anni. Riemerge quando meno te l’aspetti. Quando la storia cambia direzione e decide di fare dell’ironia.
Per questo bisognerebbe stare attenti.
Molto attenti.
Perché le fotografie hanno memoria.
Le fotografie non perdonano.
Non ci credete? Chiedere a Corona.
Non per cattiveria. Non per pigrizia. Per sopravvivenza.
“Guarda Seba, oggi non ce la faccio.”
“Sto sciolto sul divano.”
“Esco e collasso.”
A un certo punto mi è sembrato chiaro che il caldo non è un dettaglio meteorologico. È un sistema operativo. Quando supera una certa soglia si interrompe tutto. Si inceppa quella macchina meravigliosa e un po’ malata che è la produttività milanese.
E forse ho capito anche perché in certi posti del mondo si va più piano. Perché quando fa caldo davvero, non hai voglia di conquistare il mercato. Hai voglia di una sedia.
Ieri Milano sembrava così. Una città con i motori accesi e il radiatore rotto.
Insolito perché saltare un appuntamento è quasi un sacrilegio. Come se stessi tradendo un patto non scritto.
Ieri per qualche ora ha ceduto perfino Milano.
“Trillionaire”.
Che sembra il rumore che fa una moneta d’oro quando cade sopra una montagna di altre monete d’oro. Trillllllllllllllllll.
Pare che Elon Musk sia diventato il primo uomo a superare i mille miliardi di dollari di patrimonio..
Un numerazzo enorme. Di quelli che quando li scrivi devi controllare gli zeri tre volte perché pensi di aver sbagliato.
Se vi mettete a contare un numero al secondo, senza mai fermarvi, senza mai dormire, per arrivare a millecento miliardi ci vogliono circa 35.000 anni.
Trentacinquemila.
Più o meno il tempo che ci separa dai primi dipinti nelle grotte.
L’altro giorno qualcuno mi raccontava che suo figlio sosteneva di saper contare fino a 537.
Non fino a 500.
Non fino a 1000.
Proprio 537.
Come se dopo ci fosse la nebbia.
Mi ha fatto pensare perché in fondo facciamo tutti la stessa cosa. Solo che spostiamo un po’ più in là il confine. Per me quel confine è molto prima di. Chissà qual’è per il
vecchio Elon.
A un certo punto i numeri diventano troppo grandi anche solo per essere immaginati.
Che non è più quella di una volta. Che è diventata troppo cara, troppo veloce, una schifezza di città. E a dire la verità molte delle cose che vengono dette sono vere. La gentrificazione si mangia pezzi di città. Trovare una casa è diventato un problema. Ci sono quartieri che faccio fatica a riconoscere.
Però c’è una cosa che mi convince meno.
L’idea che non si possa fare niente.
Che il potere sia sempre da qualche altra parte. In qualche palazzo. In qualche stanza dove noi non entriamo.
Anch’io, col tempo, ho smesso di credere a molte cose. Soprattutto alla politica di partito. Ma non ho smesso di credere alla politica. Quella vera. Quella che riguarda il modo in cui viviamo insieme. Quella che parte dalle persone prima che dai simboli.
Da qualche mese sta succedendo qualcosa. Un progetto nato dal basso, senza un partito, da persone che hanno deciso di non limitarsi a lamentarsi. Un progetto che parte dal sociale ma che ha ambizioni molto più grandi.
Il 22 giugno uscirà finalmente allo scoperto con un incontro pubblico.
Se vi incuriosisce, se avete voglia di capire di cosa si tratta, scrivetemi in privato o venite direttamente.
Magari non cambia tutto, però chissà.
Quello in cui a un certo punto saltavano le regole e parte il putiferio.
Si usciva prima, si firmavano le magliette, qualcuno tirava fuori la schiuma da barba e per qualche motivo sembrava una buona idea spalmarla addosso a chiunque passasse a tiro. Ecco.
Stavo attraversando Corso Garibaldi quando mi sono imbattuto in questa scena.
Loro completamente ricoperte di schiuma, un signore al telefono che continua la sua conversazione come se nulla fosse e, sullo sfondo, Claudio Santamaria che passa in bicicletta.
È il documentario sul Virus, il centro sociale punk che negli anni Ottanta è stato uno dei luoghi simbolo della Milano underground realizzato da Tommaso Cohen. A raccontarlo c’era anche Philopat, che quella stagione l’ha vissuta da dentro.
Guardando il film mi è venuto da pensare che a Milano questa storia si ripete da sempre. Qualcuno prende un posto e lo riempie di persone, musica, idee.
All’inizio sembra una cosa da pochi. Poi diventa un simbolo per la città.
In questi giorni si parla dello Spirit. Ieri al festival c’erano Nicola Guiducci, la Pinky e Sergio Tavelli, che molti ricordano anche per il Plastic e ti viene da pensare che, in fondo, si stia parlando della stessa cosa.
Non dei luoghi. Di quello che succede dentro ai luoghi. E ogni volta che uno spazio chiude ci chiediamo cosa ne sarà del posto. Forse la domanda giusta è un’altra.
Cosa ne sarà di quello che succedeva lì dentro?
Siamo al giro di boa e fa un po’ ridere dirlo perché sono passati due giorni. Due. Non due settimane. Due giorni.
Però quando passi le giornate a correre da una sala all’altra, a risolvere problemi che non sapevi esistessero cinque minuti prima, a cercare persone che stanno cercando altre persone che stanno cercando te, il tempo si deforma.
Mi sembra che il festival sia iniziato un mese fa.
Ci sono cose che ricordo benissimo e cose successe ieri che mi sembrano appartenere a un’altra vita. Ho visto film, persone, amici, sconosciuti, registi, volontari, musicisti. A un certo punto credo di aver salutato la stessa persona quattro volte senza accorgermene.
È una specie di stanchezza allegra. Quella che arriva quando sei cotto ma capisci che sta succedendo davvero.
Adesso mancano ancora quattro giorni.
Che detta così non sembra molto.
Detta oggi sembra un’eternità.
Strano perché mi sembra che abbiamo fatto qualsiasi cosa per fare un festival per tutti, altro che riservato…
Nello stesso posto trovi Dario Argento e uno skate contest. Julian Schnabel e Maccio Capatonda. Dylan Thomas e Le Cannibale. Un film in carcere, uno in ospedale, uno in piazza. I surfisti, i fotografi, i cinefili, quelli che non entrano in una sala da dieci anni e quelli che ci vivono dentro.
Non che tutto debba piacere a tutti. Anzi.
Perché spesso le cose più interessanti succedono quando finisci in mezzo a qualcosa che non avevi scelto. Vai per un regista e scopri un musicista. Vai per un film e ti fermi ad ascoltare una storia. Vai per curiosità e torni a casa con qualcosa che non stavi cercando.
La differenza crea attrito. Ma crea anche possibilità. La contaminazione è una parola che abbiamo consumato fino a farla diventare quasi insopportabile. Però resta una cosa vera, quando mondi diversi si incontrano, ogni tanto nasce qualcosa che prima non c’era.
Sì stiamo facendo un festival “riservato”. Riservato a tutti quelli che hanno voglia di mischiarsi un po.
#milanofilmfest2026
Tanto vale ripartire da Artemio. Da Renato Pozzetto. Dagli anni ottanta.
Da uno che arriva a Milano inseguendo il futuro e finisce chiuso in una casa di 28 metri quadri pagata troppo.
A pensarci bene non è nemmeno cambiato tantissimo.
Vi riportiamo in sala questa perla fotonica restaurata.
6 giugno, 21.30
Cinema Anteo
Proiezione gratuita!
Chi non viene è un ragazzo di città.
#milanofilmfest2026
E noi stavamo in un appartamento minuscolo in via Vigevano. Uno di quegli appartamenti dove se apri la porta del frigo non passa più nessuno. E lì dentro ascoltavamo in loop il cd L’indispensabile di Vinicio Capossela. Sempre quello. Finiva e ricominciava. “Con una rosa”, “Marajà”, “Si è spento il sole”. Quelle canzoni lì mi sono rimaste addosso per anni. Credo sia uno dei dischi che ho ascoltato di più nella mia vita.
Succede che il 4 giugno, ventun anni dopo, mi ritrovo Vinicio Capossela nella giornata inaugurale del Milano Film Fest. E un po’ fa impressione.
Porterà “Sotto il bosco di latte – il cinema al buio di Dylan Thomas”. Una performance sonora costruita con voci, musica e immaginazione. Una specie di cinema senza immagini, dove tutto succede nella testa di chi ascolta.
Piccolo Teatro Strehler.
4 giugno, ore 21.30.
Sono cose belle.
SEBASTIANO LEDDI's engagement
SEBASTIANO LEDDI's engagement rate on Instagram is 2.32%, between 1% and 3%, or 1 to 3 likes and comments per 100 followers. On a typical post that comes to about 1 like or comment for every 43 followers. An average post collects 226 likes and 6 comments, close to 38 likes for each comment.
Engagement rate
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Who is SEBASTIANO LEDDI?
SEBASTIANO LEDDI (@sebastianled) is a Video Game creator on Instagram, also filed under Photography & Video. SEBASTIANO LEDDI uses an Instagram professional account. The Instagram bio for SEBASTIANO LEDDI runs to 6 words.
How many followers does SEBASTIANO LEDDI have?
SEBASTIANO LEDDI has 8,792 followers on Instagram (8.8K). SEBASTIANO LEDDI follows 4,203 accounts, so the audience is roughly 2.1 times the size of the list followed. With 3,392 posts published, SEBASTIANO LEDDI's archive runs well past the 2,000 mark.
What is SEBASTIANO LEDDI's engagement rate?
SEBASTIANO LEDDI's engagement rate on Instagram is 2.32%, between 1% and 3%, or 1 to 3 likes and comments per 100 followers. On a typical post that comes to about 1 like or comment for every 43 followers. An average post collects 226 likes and 6 comments, close to 38 likes for each comment.
What does SEBASTIANO LEDDI post about on Instagram?
Flinque files SEBASTIANO LEDDI under Video Game, with Photography & Video as a secondary category. Of the 10 most recent posts shown for SEBASTIANO LEDDI, 8 are single images and 2 are carousels. The 10 recent Instagram captions Flinque holds for SEBASTIANO LEDDI repeatedly use the words anni, perché, milano, cose and tutto. SEBASTIANO LEDDI's captions carry hashtags such as #milanofilmfest2026. SEBASTIANO LEDDI writes those captions mainly in Italian.
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