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About barbara toselli
barbara toselli (@pane_burro) is a Digital creator creator on Instagram, also filed under Travel. The account has 22,719 followers and 2,866 published posts. Recent posts average 420 likes and 67 comments, an engagement rate of 1.96%.
With 22.7K followers, barbara toselli is a micro creator by the common 10,000 to 100,000 definition. barbara toselli follows 5,911 accounts, so the audience is roughly 3.8 times the size of the list followed. barbara toselli carries Instagram's verified badge and uses an Instagram professional account. Flinque files barbara toselli under Digital creator, with Travel as a secondary category.
The Instagram bio for barbara toselli runs to 18 words across 3 lines. Emoji sit alongside the words. The latest activity Flinque has on record for barbara toselli dates from November 2020.
Story Highlights
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2,866 Posts
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ogni anno scelgo consapevolmente di dedicare qualche settimana delle mie vacanze per restare nella mia città.
la chiamano “staycation”.
qualcuno lo dice quasi scusandosi, come se restare avesse un valore minore di partire.
già il fatto che si chiami “staycation” mi fa venire un certo prurito.
perché l’inglese, con quella sua arroganza pratica, prende due parole, le appiccica e in un secondo ha risolto un concetto su cui si potrebbe argomentare 5 minuti buoni.
noi, per dire la stessa cosa, dovremmo dire: “andare in vacanza restando a casa”. sei parole. una piccola processione linguistica. che però, bisogna ammettere, ha un suo fascino: ti fa rallentare già nel momento in cui la pronunci, ti obbliga a prenderti tempo (quasi quasi ci scrivo su altre due righe).
resta il fatto che, almeno per me, questa villeggiatura immobile è un lusso assai sofisticato.
non fare le valigie, non dover studiare itinerari, non consultare mappe, non trasformare il riposo in una maratona con scarpe comode.
semplicemente svegliarsi nella propria casa e scoprirla leggermente diversa, solo perché finalmente non ci si passa dentro di corsa.
fare colazione più tardi.
annaffiare le piante come se fosse un rito e non una mansione.
leggere qualche pagina e poi guardare fuori e poi rileggere la stessa pagina perché nel frattempo il pensiero se ne è andato per i fatti suoi. scrivere, sui quaderni, su un tovagliolo, su quei pizzini tecnologici che sono le note sul telefono (promemoria: lasciare la password alla migliore amica affinché cancelli tutto in caso di prematura e imprevista dipartita).
uscire senza meta, rientrare senza un motivo, pranzare quando viene fame e non quando lo impone un itinerario.
c’è una forma speciale di viaggio nel restare esattamente dove si è che non ha bisogno di aeroporti o stazioni, ed è semplicemente quella di cambiare ritmo.
perché mica serve sempre partire per essere altrove, a volte basta semplicemente smettere di correre e accorgersi che casa tua, quando finalmente la abiti senza avere fretta, è un posto in cui non tornavi da un sacco di tempo.
ma amare certe temperature incompatibili con la vita, specie se tutto questo entusiasmo atmosferico arriva con un mese di anticipo e senza alcun preavviso emotivo è un’altra faccenda.
diciamo che, a differenza della maggioranza delle persone che dopo i 27 gradi iniziano (giustamente) a lamentarsi del caldo (non senza prima essersi lamentati del freddo, del tiepido, della pioggia e delle mezze stagioni che dai in fondo chi è che le sopporta veramente che non sai mai come te devi vesti’?), io il caldo lo sopporto con una certa dignità, se è il prezzo da pagare per il mare, le giornate infinite, le cene all’aperto e quel perfetto ponentino romano che verso le dieci di sera ti illude persino che la vita abbia ancora un senso, allora si, accetto il compromesso.
più o meno.
siamo quindi ufficialmente arrivati agli sgoccioli dell’utilizzo del gas per qualsiasi attività diversa dalla preparazione del caffè del mattino, con grande vantaggio pure sulla bolletta che almeno un vantaggio lo dobbiamo trovare per forza noi ottimisti, no?
per non parlare del forno che ovviamente torna alla sua naturale funzione, ovvero quella di deposito di teglie, padelle ingombranti e orologio notturno (per chi ha modelli abbastanza moderni da illuminare la cucina alle tre del mattino, che tanto se vi svegliate di notte in cucina saranno sempre comunque le tre del mattino -prove me wrong).
per cui questi sono probabilmente anche gli ultimi giorni utili per preparare qualcosa che richieda una fiamma accesa per un tempo superiore ai tre minuti, come queste tagliatelle fredde al pomodoro piccante e rucola: le tagliatelle fresche cuociono nel tempo necessario al pomodoro per far finta che sia un vero sugo, poi condite tutto subito, lasciate raffreddare o quantomeno smettere di emanare calore percepibile e completate con una manciata abbondante di rucola fresca, se siete persone che apprezzano quel piacevole retrogusto di allegramente amarello.
la ricetta completa nel primo commento.
e buon anticipo d’estate!
da bambina, a Torino, ogni volta che salivamo a trovare la nonna e quell’esercito affettuoso di parenti, non poteva mancare una tappa da Cecchi dove mi ingozzavo senza misura e senza rimorsi di farinata.
poi nell’adolescenza, nei pochi anni di vacanze livornesi, è stata la volta del “5 e 5” da Gagarin, da mangiare camminando, con una spuma bionda in una mano e la schiaccina zeppa di torta nell’altra.
e poi a Nizza, da grande, in un viaggio di famiglia che non scorderò mai, un’intera teglia di socca da Chez René da dividerci, rigorosamente ben spolverata di pepe nero.
e siccome nella mia città non si trova facilmente, ho capito che per rivivere il mio amarcord gusto-affettivo di questa mia geografia sentimentale, la farinata o la torta, la cecìna o come siete abituati a chiamarla avrei dovuto imparare a farmela da sola.
perciò faccio proprio così: quando mi manca qualcosa che non si può comprare (un luogo, un tempo, un sapore, una versione di me) accendo il forno.
croccantina ai bordi, morbida dentro.
un po’ come sono io.
[se volete scoprire i miei trucchi per fare la farinata anche a casa e le sue innumerevoli varianti, vi aspetto nel numero di maggio di ]
ogni volta che le pubblico, puntuale, arrivano i messaggi: “ma qual è il tuo segreto?”.
come se ci fosse una formula magica o una pratica alchemica da custodire con discrezione..
la verità è molto meno mistica, ma non meno interessante: è fatta di piccoli dettagli e di attenzione.
e così ho deciso di metterlo nero su bianco, sul mio servizio di di aprile trovate lo spiegone passo passo per la cottura perfetta delle uova, anche quelle poché, sì.
qui vi lascio una piccola anteprima del servizio di 5 pagine dedicato al mio alimento preferito, che nel frattempo è diventato anche un piccolo esercizio di precisione e pazienza 🥚🥚🥚
se vi va, ci vediamo in edicola.
mi guardava, dallo specchio.
mi abitava dentro.
ero io.
ho passato anni a farmi la guerra.
alcuni degli anni migliori della mia vita li ho persi, così.
poi è arrivato un punto preciso in cui qualcosa, finalmente, si è rotto.
e menomale.
nella lenta risalita ho imparato a volermi bene, finalmente.
a guardare il mio corpo come si guarda una casa: a volte è in disordine, a volte bellissima. comunque mia.
ho iniziato a far pace con il cibo e anche un po’ con tutto il resto.
non è più un nemico da tenere a bada, ma un alleato prezioso.
ora mangio quando ho fame quello di cui ho bisogno e che mi fa sentire bene.
punto.
non per dovere, non per abitudine, non perché è l’ora, non per noia o per riempire un vuoto.
non è più una gratificazione, e nemmeno una punizione.
può voler dire mangiare poco, a volte.
o a orari strani.
ma è il corpo che decide, e io (finalmente) lo ascolto.
ascoltarlo è stata la mia salvezza.
a chi sta attraversando questo buio:
ascoltati, parla, fatti aiutare.
a chi sta vicino a qualcuno che soffre: ascolta, parla, aiuta.
non serve giudicare.
e non serve capire tutto.
basta esserci.
[ringrazio quel ragazzo meraviglioso e pieno di talento che è perché anche se lui non lo sa, se oggi questo post è uscito dalle bozze dove stava da un po’, è anche grazie a lui 💜]
- oggi, 15 marzo, è la giornata nazionale del fiocchetto lilla contro i disturbi del comportamento alimentare
#fiocchettolilla
#dca
la trovi su prodotti che, fino a un attimo prima, avevano l’aspetto e il destino nutrizionale di un materiale da imballaggio.
ma poi compare quella piccola promessa di redenzione e qualcosa dentro di noi improvvisamente si rilassa.
è un meccanismo psicologico molto elegante: togli una colpa precisa e tutto il resto passa in secondo piano.
NON FRITTO.
già solo dirlo ad alta voce produce un effetto di assoluzione preventiva. come se la simil-patatina non fosse nata in una fabbrica, ma cresciuta in un pascolo svizzero e delicatamente accompagnata direttamente nel nostro carrello della spesa.
così, per restare nella stessa categoria di tentazioni ma con un esito un po’ più dignitoso, ho pensato a questi nuggets di pollo: davvero NON FRITTI, non industriali e fatti con ingredienti che si riescono a pronunciare senza bisogno di una laurea in chimica.
se fossi una “content creator” più furba di quello che sono vi direi “scrivi NUGGETS nei commenti per avere la ricetta” invece io che sono buona come le patatine FRITTE 😁 la ricetta ve la lascio direttamente nel primo commento! (voi però siete liberi di commentare con un “grazie” se vi va😅!)
io personalmente li preferisco alla romana, ma ammetto che se proprio devo friggere, i carciofi meritano il sacrificio!
qui una piccola carrellata dei passaggi principali per la preparazione e la frittura dei carciofi, ovviamente il primo segreto è quello di scegliere dei carciofi romaneschi freschi e grandi
voi come li preferite? fritti “alla giudia” o morbidi e profumati “alla romana”?
andate in edicola e accaparratevi il nuovo numero se volete sapere come ottenere dei perfetti carciofi alla romana, profumati e morbidi da sciogliersi in bocca…
e per i più golosi, c’è anche il tutorial per i carciofi alla giudia!
vi aspetto in edicola (oppure online per gli abbonati) con
Oggi esce in tutte le librerie il mio ultimo libro “Il pranzo della domenica” edito da di cui vi lascio qui una piccola anteprima ☺️
Ricette per ritrovare o riscoprire il piacere della condivisione e della convivialità come si faceva una volta, nel modo migliore che io conosca: seduti attorno a un tavolo.
È un libro a cui sono particolarmente affezionata perché è nato in un momento personale molto difficile e, in parte, lavorarci è stata una cura.
“Cucinare per gli altri è un atto di amore, una forma di generosità” sono le parole con cui si apre questo nuovo libro che spero entri nelle vostre case e vi regali un po’ di ispirazione per le vostre domeniche ma anche per qualsiasi altro giorno della settimana, mi auguro vi faccia un po’ compagnia in questo particolare periodo della nostra vita in attesa di nuove primavere!
Accendete i fornelli, tirate fuori le pentole e buona lettura!
#ilpranzodelladomenica
#mynewbook
#mywork
grazie di cuore a tutti per le centinaia di messaggi che mi avete mandato ieri, per i vostri like, per le foto del libro nelle vostre case o nel carrello del vostro ordine online, per le bellissime parole nei vostri messaggi privati e non.. anzi scusate se non ho risposto ancora ad alcuni di voi ma davvero non immaginavo di essere travolta da tanto affetto 💙
in moltissimi avete “sfogliato” il libro nel video di ieri (più di 2000!) e in molti avete apprezzato in particolare la sua copertina.
Eccola qui, non può mancare sul mio feed la copertina di “Facciamo colazione?” che rappresenta un po’ la sintesi di tutto il libro: c’è la colazione, c’è la casa, ci sono i ricordi e l’amore per la famiglia.. e poi ci sono io con tutte le cose che amo di più, che ogni tanto mi affaccio un po’ timidamente in qualcuna di quelle foto luminose che tanto apprezzate qui... sul blog potete leggere qualcosa in più sul libro e sfogliare qualche altra immagine, il link è nella bio..
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In libreria e online! “Facciamo colazione?”.
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#facciamocolazione
#newbook
#mybook
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