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Simona ~ pagine_e_inchiostro

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📚 Il mio mondo nei libri 🎨 Arte e inchiostro, anche su pelle 🎬 Storie di cronaca 🏆 Toppi Floppi 🐈 Un Gatto Ciccione 📍Torino, ma ovunque fuori luogo
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About Simona ~ pagine_e_inchiostro

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Story Highlights

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432 Posts

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Un fantasma che conosce i numeri vincenti. Una Madrid segreta sotto la superficie della città. Cunicoli, alchimisti, medium, società segrete e sette gobbi decisamente poco raccomandabili.

È da qui che parte la stranissima avventura di Basilio Beltrán: bohémien, giocatore e superstizioso cronico.
Una notte, al casinò, si trova davanti all’apparizione di Robinsón de Mantua, che gli propone uno scambio: una vincita al gioco, in cambio della verità sulla propria misteriosa scomparsa.

Basilio si ritrova così a indagare, lasciandosi alle spalle una Madrid monumentale e luminosa per addentrarsi tra vecchi palazzi e leggende popolari, fino a scoprire che sotto le sue strade si estende un’altra città: antica, labirintica, sospesa tra realtà e immaginazione e popolata da figure eccentriche.

La torre dei sette gobbi è uno di quei romanzi che sembrano divertirsi a mutare forma: parte come un giallo, si tinge di gotico, sconfina nel fantastico e assume i contorni di un romanzo d’avventura, senza mai rinunciare alla satira. Un miscuglio che su carta potrebbe sembrare troppo e che invece trova un equilibrio tutto suo, imprevedibile e divertente.

C’è qualcosa de Il fantasma dell’Opera nelle atmosfere e qualcosa del giallo alla Agatha Christie nel piacere di seguire gli indizi, sospettare di tutti e scoprire che la storia ha ancora qualche carta da giocare. Soprattutto, c’è il gusto della meraviglia: quella disponibilità a credere, almeno per qualche ora, che dietro una porta, in fondo a una scala o pochi metri sotto i nostri piedi possa sopravvivere qualcosa che il tempo ha dimenticato.

Difficile credere che il romanzo abbia più di cent’anni. Carrère ha una fantasia esuberante e sorprendentemente moderna: la sua Madrid sembra vivere quando cala la luce. Di giorno è una città, di notte una possibilità.

🪞Una menzione a parte la merita il volume: bellissimo, curato ed elegantemente bizzarro. Una storia del genere difficilmente avrebbe potuto presentarsi vestita in modo ordinario. Io, invece, mi sarei lasciata conquistare già solo dalla copertina.

#bookstagram #consiglidilettura #libriconsigliati #leggere #abeditore
Busken è un anziano misantropo che, dopo un incidente, finisce in una casa di cura nella quale si ritrova improvvisamente trasformato in un “cliente”. Costretto a vivere un’esistenza che rifiuta e circondato da persone che considera poco più che carcerieri, decide di smettere di parlare.

Per chi gli sta intorno, Busken è un anziano affetto da demenza, incapace di comunicare e probabilmente anche di comprendere. Nella sua mente è tutto il contrario: osserva, giudica e costruisce un monologo interiore inarrestabile, nel quale realtà, ricordi e invenzioni finiscono per confondersi. È qui che sta una delle parti più interessanti del romanzo: non sappiamo mai fino a che punto possiamo fidarci di lui. Busken sostiene di esser stato latinista, neurochirurgo, ingegnere e poeta. È davvero l’uomo colto e brillante che racconta di essere o siamo dentro la mente di qualcuno che sta perdendo il contatto con la realtà?

Il linguaggio è il vero protagonista del libro: Busken storpia le parole, ne inventa di nuove, ridicolizza il lessico e deforma ogni dettaglio con uno sguardo sarcastico. Più il suo corpo perde autonomia, più si aggrappa alle parole come ultimo spazio in cui poter essere ancora libero.

Oltre al sarcasmo e allo humour nero, affiorano ricordi d’infanzia, frammenti del passato e, soprattutto, una profonda solitudine.
Il romanzo è divertente e amaro allo stesso tempo. Si ride delle invettive di Busken e della sua arroganza, ma sotto quella comicità rimangono la paura della decadenza, il bisogno di essere ancora riconosciuti come individui e il terrøre di diventare soltanto un corpo da accudire.

La scrittura è l’elemento che può far amare oppure detestare questo libro: è esuberante, insolente, densa di neologismi e continue deviazioni. O si entra nel suo meccanismo, oppure se ne resta respinti.
A me ha colpito soprattutto il modo in cui Brouwers riesce a dare al linguaggio la forma della mente del protagonista: più Busken diventa inaffidabile, più le sue parole diventano vitali e caotiche.

🕰️ Un libro ferøce e malinconico che, dietro il suo cinismo, conserva una piccola e testarda forma di resistenza.

#iperborea #lettura #bookstagram #libridaleggere #leggere
Nodi preferiti di:
⏳Ecco come continuare a vivere: dopo la perdita del fratello, Nyokabi scopre di poterlo raggiungere nel passato per provare a salvarlo. Il viaggio nel tempo diventa un modo per attraversare luttø, senso di colpa e domande senza risposta. Più che nel tentativo di cambiare il passato, il cuore del libro sta nell’imparare a vivere quando il futuro che immaginavamo non può più esistere.
🎪Della donna aracnide: estate 1992, festa patronale e luna park di paese. Filippo e Martina vengono attratti dal baraccone della misteriosa Donna Aracnide. Musolino trasforma provincia e infanzia in un hørror oscuro, dove il sovrannaturale dà forma a desideri, colpa e perdita dell’innocenza. Tra atmosfere circensi e paure, impossibile non pensare a IT.
🐦‍⬛Gli stessi occhi: quando Elliot si trasforma inspiegabilmente in un corvo, Edda continua a condividere con lui la quotidianità e a raccontargli storie. Tra realismo magico e simbolismo, la metamorfosi diventa il modo per raccontare un cambiamento radicale e la possibilità di ritrovarsi quando nulla può tornare com’era.
🏔️Ombre dei vivi e dei mørti: in una Valle di montagna segnata da antiche presenze, il ritorno del protagonista riporta a galla legami familiari, credenze e misteri mai risolti. Tra nebbia, muschio e silenzi, Besana costruisce un folk hørror atmosferico in cui la montagna diventa presenza viva e identitaria e le Ombre incarnano il peso delle origini.
🌇Addio arrivederci ciao: S. vuole lasciare la città e ricominciare ma, quando prova a partire, la realtà si deforma e ogni via di fuga lo riporta indietro. Tra surrealismo, malinconia e trasformazioni grottesche, il viaggio diventa sempre più straniante: una fuga tra ricordi, possibilità mancate e la sensazione ostinata di non sentirsi al proprio posto.
🎭 La fine della fine di ogni cosa: mentre un cataclisma consuma il mondo, una comunità di artisti reagisce con eccessi estremi. In questa atmosfera cupa e senza un domani, morale, limiti e convenzioni si dissolvono. Il racconto si interroga sul senso dell’arte e su ciò che resta del bisogno di creare in assenza di un domani.

#leggere #lettura #zona42 #bookstagram #libri
Ci sono storie di sopravvivenza che raccontano una lotta contro la natura. Questa racconta anche tutto ciò che serve per non cederle.

Un matrimonio in mare aperto è un survival memoir costruito sulla storia vera di Maurice e Maralyn Bailey, naufragati nel Pacifico nel 1973 dopo che una balena colpì la loro barca.
Da quel momento, i due si ritrovarono soli su una zattera, con poche provviste e un unico obiettivo: restare vivi.

La prima parte è la più avventurosa e immediata, scandita dalla fame, dalla sete e da un istinto di sopravvivenza fortissimo. Ciò che mi ha colpito è il modo in cui i caratteri dei due protagonisti si compensano. Maurice e Maralyn sono quasi opposti e proprio questa differenza diventa una risorsa.
Maralyn, in particolare, emerge come una figura molto più centrale di quanto raccontassero le cronache dell’epoca. Non è semplicemente la “moglie del capitano”, ma una presenza decisiva, inventiva e capace di guardare avanti anche nei momenti peggiori.

La seconda parte del romanzo cambia tono e si fa più riflessiva: il tema non è più soltanto la sopravvivenza, ma ciò che siamo disposti a sacrificare per inseguire un ideale di libertà. Il libro mostra quanto facilmente, in nome di qualcosa che consideriamo superiore, possiamo arrivare a svendere le nostre stesse convinzioni e i nostri principi.
È qui che la storia dei Bailey smette di essere eccezionale e diventa umana, attraversata da contraddizioni e compromessi.

Lo stile asciutto e semplice alterna ricostruzione storica, diario di bordo e una voce narrante onnisciente, che talvolta allarga lo sguardo oltre il momento presente.
Ho trovato molto riuscita l’analisi dei due protagonisti come individui, meno approfondita quella del matrimonio, che avrei voluto vedere esplorata ancora di più. Forse perché tra i due sembra esistere fin da subito un equilibrio quasi naturale.

La libertà, a volte, ha il perimetro di una zattera.

⚓️ Ringrazio per la copia di questo libro.

#nneditore #libri #bookstagram #lettura #narrativa
Ci sono romanzi in cui il paesaggio fa da sfondo e altri in cui diventa un vero protagonista. Paradiso e inferno appartiene senza dubbio alla seconda categoria: qui il mare, il ghiaccio e la terra selvaggia islandese sembrano avere una volontà propria, capace di decidere il destino degli uomini. In questo paesaggio immenso e spietato, Stefánsson racconta una piccola comunità di pescatori, costretti a misurarsi ogni giorno con la durezza del mare e con l’imprevedibilità dell’esistenza.

Al centro ci sono due ragazzi, legati da una profonda amicizia: uno ancora alla ricerca del proprio posto nel mondo, l’altro un pescatore per necessità, ma poeta e sognatore nell’animo. È proprio attraverso il legame tra i due che emerge uno dei temi più forti del romanzo: il potere delle parole, capaci di dare conforto nei momenti più bui e di offrirci (forse) un modo per dare un significato a ciò che viviamo.

Stefánsson racconta il mondo dei pescatori con uno sguardo quasi epico, trasformando le loro giornate fatte di partenze all’alba, fatica, freddo e pericoli in qualcosa di più grande. La scrittura è poetica, ma profondamente legata al concreto, capace di restituire tanto la vita del Nord quanto i pensieri e le inquietudini che si nascondono dietro i gesti più semplici della vita quotidiana. Il romanzo si apre progressivamente ad una dimensione più ampia: la storia di questa comunità diventa una riflessione sul tempo che passa, sulla fragilità dell’esistenza, sulla perdita e sul bisogno umano di dare un senso a ciò che ci accade. Il mare resta sempre lì, immenso e imprevedibile, mentre gli uomini cercano di assecondare i suoi ritmi e quelli, altrettanto inesorabili, del tempo.

🌊 Ho avuto il privilegio di leggere Paradiso e inferno durante un viaggio alle Isole Faroe e le sue atmosfere sono state il perfetto accompagnamento a questa lettura. Il Nord ha un fascino che non manca di incantarmi.
(Il gabbiano non è un attore pagato per questa foto).

“Chi abita in questa valle vede solo frammenti di cielo. Per orizzonte ha le montagne e i sogni”.

#iperborea #bookstagram #lettura #libri #faroeislands
Come ama il buio si apre con un caso che conduce il commissario Toni Montixi a un’indagine destinata a toccare i lati più complessi delle relazioni umane, tra manipolazione, dipendenza affettiva e segreti. Fa da sfondo una Roma opprimente e corrotta, raccontata attraverso un’atmosfera cupa e decadente.

☁️ L’elemento che mi ha colpita di più è proprio Toni. Segnata da un tr*uma infantile, convive con il Maladaptive Daydreaming, una condizione che la porta a costruire mondi interiori così vividi da confondersi con la realtà. Emanuela Cocco non lo utilizza solo per caratterizzare la protagonista: lo trasforma nella chiave stessa della narrazione. Attraverso gli occhi di Toni, passato e presente si intrecciano, il tempo perde linearità e il lettore viene trascinato dentro le emozioni dei personaggi in modo quasi onirico.
È un’idea davvero interessante ed è forse l’aspetto che ho apprezzato maggiormente. Per questo mi aspettavo che la dimensione psicologica avesse ancora più spazio. Invece il romanzo prende una direzione più marcatamente poliziesca, con un’impronta hard boiled che, per gusto personale, mi ha coinvolta meno. Avrei voluto conoscere più a fondo Toni e il suo passato, perché credo fosse proprio lì il cuore della storia.

Resta comunque una lettura ben costruita, che lascia spazio ad un seguito incentrato su Toni (?). Pur non avendo soddisfatto del tutto le mie aspettative, penso che chi apprezza i thriller investigativi con una sfumatura psicologica possa trovarvi una lettura coinvolgente, soprattutto durante la stagione estiva.
Personalmente, tra i romanzi dell’autrice, continuo a preferire Trofeo: breve, lucidissimo e intenso, capace di raccontare moltissimo in poche pagine.

⛱️ Ringrazio, e per la copia del libro.

#thriller #leggere #bookreview #bookstagram #libri
La stagione dell’acquario è un romanzo introspettivo e delicato, che esplora solitudine, legami di vita e il bisogno di trovare il proprio posto nel mondo.

La protagonista è Vigga, una ragazza che vive ai margini delle aspettative sociali più comuni: poche certezze, rapporti complicati, una costante sensazione di distanza dagli altri. L’unico punto fermo è Maiken, un’amicizia quasi totalizzante, che per Vigga rappresenta una forma di equilibrio. Quando Maiken le annuncia di aspettare un bambino, quell’equilibrio cambia.

L’autrice racconta molto bene questo passaggio: non come una frattura evidente, ma come una distanza nuova, costruita su piccoli silenzi e pensieri trattenuti. È uno degli aspetti più riusciti del romanzo: l’amicizia è il punto di partenza per una riflessione più ampia su ciò che accade quando le vite delle persone smettono di procedere allo stesso ritmo.

🐙 Il lavoro temporaneo di Vigga in un grande acquario diventa allora molto più di un semplice sfondo narrativo. L’acquario è uno spazio chiuso e trasparente, un luogo in cui osservare ed essere osservati, capace di riflettere la condizione interiore della protagonista.
Al centro di questo percorso c’è Rosa, un polpo. Non un semplice simbolo, ma una presenza viva, silenziosa e sorprendente. Proprio per questo, diventa per Vigga una sorta di specchio: entrambe sembrano abitare una zona di confine tra desiderio di contatto e bisogno di mantenere intatta la propria natura.

Avevo già apprezzato l’autrice con L’ora di Agathe, ma qui, a mio parere, si supera. La sua scrittura è leggera e scorrevole, ma capace di affrontare temi profondi. La formazione in psicologia dell’autrice si percepisce nel modo in cui costruisce i personaggi: non attraverso grandi eventi, ma attraverso gesti minimi e movimenti interiori.

Il cuore del romanzo è tutto qui: in superficie appare poco, ma sotto quella quiete si muove tutto ciò che conta. Proprio come l’acqua, che nasconde le sue correnti e, lentamente, plasma ciò che custodisce.

🐠 Ringrazio e per la copia del libro.

#leggere #iperborea #libri #letteratura #bookstagram
Tre consigli a tema:
🫀 Castigo: mystery psicologico costruito intorno ad un tr*uma infantile che deforma l’esistenza delle protagoniste anche in età adulta. Da bambine, quattro amiche assistono alla scomparsa di Emily, parte del loro gruppo, ma non riescono a ricordare il volto del responsabile. La madre della vittima riversa su di loro la propria rabbia, trasformando quel vuoto di memoria in una colpa da espiare. Il rimorso diventa così una condanna silenziosa, destinato a condizionare ogni loro scelta. La Minato parte dallo spunto della vendetta, ma sposta il focus sulla colpa, sulla redenzione e sulle conseguenze invisibili di ciò che non viene mai superato. Attraverso voci diverse, racconta il peso delle aspettative sociali e familiari nella società nipponica, soprattutto nei confronti delle donne. Un romanzo crud*le e perfettamente congeniato.
🌲 Ai margini del bosco: romanzo sensoriale e inquieto, che si muove sul confine instabile tra realtà e allucinazione. In una casa isolata, un uomo e il figlio attendono il ritorno della moglie e madre, mentre il tempo sembra dilatarsi e presenze inspiegabili incrinano ogni certezza del quotidiano. Più che su una trama lineare, il libro lavora su atmosfere evocative: visioni, rumori e frammenti reali si confondono con il surreale e un realismo magico ombroso, lasciando un senso di sospensione. Il bosco diventa il luogo simbolico di ciò che non può essere detto: perdita, paura, rimozione.
🧠 Zoo: raccolta di racconti disturbanti e cattivi. Famiglie spezzate, robot, persone sole, vittime e carnefici spesso si confondono tra loro. Ogni storia racconta una forma di ossessione: desiderio di sopravvivenza, bisogno di nascondere la verità, ricerca di una felicità irraggiungibile. Otsuichi trasforma situazioni quotidiane in sensazioni opprimenti, con una tensione che sale. La raccolta mescola hørror psicologico, thriller, fantascienza e momenti tragicomici, ma il filo che tiene insieme tutto è il tema della mørte, o meglio il modo in cui essa si riflette sulla vita. Una raccolta dai risvolti imprevedibili e dall’ørrøre strisciante.

#libridaleggere #bookstagram #lettura #letteratura
Tre consigli a tema:
🌙 La meravigliosa lampada di Paolo Lunare: romanzo delicato e originale, che mescola realismo magico e introspezione per raccontare le crepe di una coppia. Paolo costruisce per Petra una lampada capace di riprodurre la luce del sole, una delle cose che lei ama di più. L’esperimento prende però una direzione inattesa: la lampada rende visibili presenze legate a questioni mai risolte. Da questa idea semplice e potentissima, Cristò costruisce una riflessione su verità, identità e su ciò che scegliamo di non vedere per proteggere noi stessi e chi amiamo. Una lettura dal finale sorprendente, capace di parlare di silenzi e legami con rara delicatezza.
🚪 Sfondate la porta ed entrate nella stanza buia: romanzo che racconta l’istante in cui l’infanzia si incrina e il mondo adulto entra con tutta la sua ombra. Nella primavera del 1981, mentre Christian scompare senza lasciare traccia, il piccolo Francesco infrange una promessa pur di ritrovare l’amico. Sullo sfondo, la vicenda reale di Vermicino: Alfredo Rampi cade in un pozzo artesiano e per giorni l’Italia resta incollata alla tv. Macioci intreccia una storia privata e una ferita nazionale, trasformando la ricerca di Francesco in un rito di passaggio amaro. La stanza buia evocata dal titolo diventa una metafora potente: l’abisso in cui si cade quando si scopre che il mondo degli adulti non è un luogo sicuro. Cento pagine di inquietudine e bellezza.
🪾 Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia: storia struggente che trasforma il quotidiano in una mappa emotiva fatta di oggetti, stanze e assenze. Ruol racconta una famiglia comune e senza nomi propri (Madre, Padre, Maggiore e Minore), partendo da ciò che resta: una tazza, un telefono, tracce minime che aprono varchi nella memoria e riportano in superficie affetti, omissioni e fratture. Ogni capitolo aggiunge un tassello ad una storia attraversata da perdite e distanze emotive sempre più profonde. Con uno stile netto, l’autore scava nel quotidiano creando un romanzo magnifico, che resta addosso come una casa vuota in cui ogni oggetto continua a parlare.

#leggere #bookstagram #lettura #terrarossaedizioni #libri
I libri pubblicati da Abe sono ormai diventati per me un appuntamento fisso e La dama della chiatta e altri racconti conferma, ancora una volta, quanto sia bello perdersi in queste piccole riscoperte letterarie.

La raccolta unisce dodici racconti brevi di Jacobs, autore inglese attivo tra fine Ottocento e inizio Novecento. Il titolo più famoso del volume è La zampa di scimmia, racconto hørrør-fantastico diventato un vero classico del genere e spesso indicato come fonte d’ispirazione per il successivo Pet Sematary di King.

Il punto di forza del libro è la sua capacità di cambiare continuamente direzione. Non ci si trova davanti ad un unico registro, ma a tanti micromondi differenti: alcuni racconti sfiorano le zone più tenebrose dell’animo umano, altri hanno un’impronta decisamente più irriverente, tra vecchi lupi di mare, mercanti scaltri o ingenui e borghesi annoiati. Personaggi diversi, memorabili e, naturalmente, tutti convinti di avere la situazione sotto controllo. Spoiler: non è così.

Jacobs si muove con naturalezza tra umorismo e atmosfere cupe. Alcune storie fanno ridere, altre lasciano addosso una sottile tensione, altre ancora si chiudono con quei finali a sorpresa tipici della narrativa d’epoca, capaci di ribaltare in poche righe tutto ciò che si era immaginato fino a quel momento.

Ho apprezzato molto l’atmosfera generale: il mistero costruito con eleganza, i giochi mentali, i piccoli inganni narrativi e quel tono ironico, a tratti beffardo, che rende la raccolta così piacevole.
È uno di quei libri in cui ogni racconto sembra partire con aria innocente, salvo poi ricordarti che l’ingenuità, in letteratura, è quasi sempre una trappola ben congeniata.

E poi sì, siamo sempre davanti ad un’edizione di Abe: a questo punto potrei anche evitare di specificare per la millesima volta che fa la sua figura in libreria, ma perché dovrei privarmi di questa tradizione?

🏴‍☠️ Ringrazio per la copia del libro.

#abeditore #lettureconsigliate #lettura #bookstagram #libribelli

Simona ~ pagine_e_inchiostro's engagement

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Who is Simona ~ pagine_e_inchiostro?

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How many followers does Simona ~ pagine_e_inchiostro have?

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