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Archaic Sardinia

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About Archaic Sardinia

Archaic Sardinia (@archaicsardinia) is a Nonprofit organization creator on Instagram, also filed under Non-Profits & Religious Organizations and Spirituality & Religion. The account has 14,012 followers and 386 published posts. Recent posts average 662 likes and 26 comments, an engagement rate of 4.86%.

With 14K followers, Archaic Sardinia is a micro creator by the common 10,000 to 100,000 definition. Set against 519 accounts followed, the audience works out to about 27 followers per account Archaic Sardinia follows. Archaic Sardinia is set up as an Instagram business account. Flinque files Archaic Sardinia under 3 categories, led by Nonprofit organization and followed by Non-Profits & Religious Organizations and Spirituality & Religion.

The Instagram bio for Archaic Sardinia runs to 14 words across 2 lines. Emoji sit alongside the words. The latest activity Flinque has on record for Archaic Sardinia dates from January 1970.

Story Highlights

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386 Posts

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Ricordando tempi migliori, notti magiche scaldate dal fuoco, del fascino ancestrale delle maschere, del loro lungo incedere scandito dal cupo suono dei campanacci.

Ottana - 16 Gennaio 2020 - Sa Prima Essia.

Reportage a cura di
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#archaicsardinia #sardegna #sardinia #carnevale #carrasecare
La notte del 16 gennaio in Sardegna si accende un gran fuoco davanti alla chiesa principale del paese o nella piazza più grande, forse per ricordare la leggenda secondo la quale Sant’Antonio portò il fuoco agli uomini. Ed è proprio questa data a segnare ufficialmente l'inizio del carnevale sardo, "Su Carrasecare".

Il carnevale in Sardegna ha mille volti affascinanti:

Quello antico dei suggestivi carnevali barbaricini che - con le loro ancestrali maschere antropomorfe e zoomorfe, le vesti di pelli di capra, orbace e campanacci – rievocano riti misteriosi, danze propiziatorie e un rapporto stretto tra Uomo e Natura.

Quello vibrante dei carnevali a cavallo, dove abili cavalieri con maschere tipiche e cavalli bardati con molta cura corrono tra le strade di Santu Lussurgiu per "Sa Carrela 'e nanti", a Oristano i fantini mettono alla prova la loro abilità nell'infilzare di corsa anelli e stelle nella "Sartiglia", un evento di fama internazionale.

Quello allegorico. In tutta la Sardegna durante il periodo del Carnevale numerosi comuni organizzano rassegne spettacolari, colorate e vivaci. Maestosi carri allegorici e grandi gruppi mascherati sfilano per le città seguendo temi e motivi diversi anno dopo anno. Tra i più famosi, quello irriverente di Tempio con il fantoccio di Re Giorgio processato e bruciato in piazza, senza dimenticare la simbologia dei travestimenti di Bosa.
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#archaicsardinia #sardegna #sardinia #carnevale #carrasecare
Ecco uno dei tanti dettagli che potrete osservare visitando il parco archeologico del nuraghe Appiu.

Visitando i resti del villaggio nuragico resterete subito colpiti da questa bellissima vasca.

Ringraziamo Antonella per la guida, invitandovi a visitare questo meraviglioso parco archeologico che ha veramente tanto da offrire.

Foto

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#archaicsardinia #sardinia #sardegna #nuraghe #nuraghi
Uno dei bronzetti sardi più grandi che siano mai stati ritrovati.

Ben 39 cm di altezza!

Il guerriero, in piedi, con elmo a calotta cilindrica ornato di lunghe corna arcuate in avanti e una cresta mediana a due apici, protende le braccia in avanti, stringendo con la mano sinistra uno scudo circolare e tre spade a elsa bilobata, che spuntano al di sopra dello scudo, e con la destra l'elsa di una spada o di un pugnale (manca la lama).

Lo scudo è decorato sulla parte anteriore da tre dischi piatti e da un lungo umbone conico, al quale è fissata una fascia orizzontale decorata a fitte solcature longitudinali parallele; sul lato posteriore è liscio, con margine rilevato.

La testa ha i tratti marcati, con sopracciglia pronunciate, occhi grandi a contorno rilevato e distinto da una profonda solcatura, con pupilla incavata, naso lungo appuntito, bocca piccola e stretta, orecchie semicircolari sporgenti.

Il collo è protetto da due cerchi. Indossa una tunica corta fino alle cosce, sotto la quale spunta il bordo di una seconda tunica, e una corazza articolata sul davanti in due fasce segnate a fitte striature longitudinali; le spalle sono protette da spallaccini ugualmente striati a solcature parallele.

Sulle spalle, sono applicati alla corazza due anelli orizzontali sovrapposti; dietro, dalla vita, scendono fino al bordo inferiore della tunica tre lunghe fasce frangiate. Le gambe sono nude, protette da schinieri aperti sul davanti e fissati da due bottoni applicati sul lato interno. Le braccia sono nude; il polso destro è protetto da un largo bracciale a margini rilevati.

Si trova attualmente esposto al Museo delle Civiltà – Museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini” (Roma).
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#archaicsardinia #sardegna #nuragico #sacred #bronzo
Ecco un po' di sano "Horror" sardo.

Come abbiamo visto, la cena era il fulcro della festa di Natale. In un'isola come la Sardegna che per lunghi anni ha sofferto di carestie, soprattutto durante i periodi di guerra, l’abbondanza sollevava gli animi e dava la forza per continuare ad andare avanti. Pertanto rinunciare al cibo, soprattutto in quei giorni di festa, era visto come un affronto, una blasfemia.

Da questi principi nacque l'orrenda figura de "Sa Palpaeccia".

Trattasi di una anziana signora col mento appuntito ed un lungo naso adunco che faceva ingresso nelle case quando percepiva i ventri vuoti dei bambini che per loro decisione avevano rinunciato a mangiare qualcosa.

Le sue prede erano i bambini che avevano osato dire parole come: “Questo non mi piace! Questo mi fa schifo!”

A questo punto giungeva la punizione. La vecchia megera apriva le loro pance per depositarvi dentro una pietra, in modo tale da rendere pieni i loro stomaci.

Una storia piuttosto macabra, che serviva a terrorizzare i fanciulli in modo tale che ripulissero i propri piatti.
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#archaicsardinia #sardegna #leggende #miti #mitologia
In Sardegna il Natale ha sempre avuto il sapore e i profumi di una festa familiare. Un'occasione solenne che i parenti utilizzavano per mantenere saldi i legami piu stretti e rafforzare quelli nuovi.

Era un giorno speciale, dedicato allo stare insieme, e allo scambio, ma non soltanto uno scambio materiale di doni e regali, ma soprattutto simbolico.

Questo giorno prende il nome di "Pasca de Nadale", al Sud "Paschixedda".

La notte di Natale era tanto attesa. Un tempo era uso imbiancare anticipatamente il camino per poi mettere a bruciare durante la vigilia un grosso ceppo appositamente tagliato e conservato per l'occasione, che veniva chiamato “su truncu de xena”, ovvero il tronco della cena. Quest'ultimo doveva rimanere acceso per l'intero periodo delle festività.

La vigilia, conosciuta come “sa notte ‘e xena”, la notte della cena, era un tripudio di sapori e profumi, dove le tavole venivano imbandite con succulente portate. Era obbligatorio consumare tutte le pietanze che venivano disposte sulla tavola. Il cibo era sacro, e in quella giornata di festosa letizia doveva per forza essere consumato, perciò era uso ammonire i bambini a mangiare.

Una volta terminata la cena, ci si riuniva intorno al camino, dove venivano narrate quelle storie nelle quali la realtà si mescolava alla fantasia, ed è proprio in queste storie tramandate oralmente che prendono vita alcune tenebrose figure, come "Sa Palpaeccia".

L'associazione augura a tutti buone feste. ❤️
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#archaicsardinia #sardegna #natale #storia #cultura
Il Solstizio d'Inverno è un preciso momento del moto solare rispetto alla Terra, ma pochi sanno cosa accade realmente.

Tutti sappiamo solo che è il giorno più breve dell'anno, e da sempre diamo a questo evento dei significati più o meno veritieri. Scientificamente il solstizio d'inverno è il momento in cui il Sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo il cerchio che l'astro sembra percorrere attorno alla Terra (questo cerchio si chiama eclittica), la minima altezza rispetto all'orizzonte terrestre.

Di norma tutto ciò accade il 21 dicembre, che da calendario è il primo giorno d'inverno, ma a volte - come accaduto nel 2019 - la data può slittare o essere anticipata di un giorno. Nel 2021 tuttavia l'evento avverrà davvero il 21 dicembre, alle 16:58 per la precisione.

Il fenomeno è dovuto all'inclinazione dell'asse di rotazione terrestre rispetto, appunto, all'eclittica.

In parole semplici, il solstizio d'inverno è il giorno in cui il Sole illumina per meno ore un parte del nostro pianeta. Sono dunque da sfatare i miti secondo cui il solstizio d'inverno corrisponde al giorno in cui il tramonto e l'alba sono anticipati, oppure in cui il Sole è più vicino alla terra: sono solo credenze oppure fenomeni del tutto slegati al solstizio.

Viste le particolari caratteristiche astronomiche di questa giornata, nei secoli e nelle varie culture il 21 dicembre era celebrato come la festa della Rinascita del Sole, della Luce e quindi della divinità. È un momento carico di significato, che da un piano simbolico si riflette sul piano pratico: cambio della stagione e passaggio dal vecchio al nuovo anno.

E nella Sardegna antica?

Molti monumenti del passato sembrerebbero essere connessi al cielo e ai suoi corpi celesti. Il nuraghe Losa, ad esempio, è uno dei nuraghi dove più chiaramente possiamo osservare un concepimento ed una progettazione di carattere astronomica. Nello specifico, proprio dal punto di vista solstiziale. Ma non è il solo, ci sono tanti altri monumenti collegati a questo particolare evento dell'anno.

Buon Solstizio d'Inverno a tutti!
"Non so definire la parola felicità. Ovvero: non so che sia la felicità. Credo di avere sperimentato momenti di gioia intensa, da battermi i pugni sul petto, al sole, alla pioggia o al coperto, urlando (a volte vorrei farlo e non si può, sarebbe giudicato segno di disturbo mentale) o da credere di camminare sulle nuvole o da sentire l'anima farsi leggera e volare alta fino a Dio (è capitato di rado). È la felicità? Così breve? Così poca? Se esiste una parola per dire i sentimenti dei sardi nei millenni di isolamento fra nuraghe e bronzetti forse è felicità. Passavamo sulla terra leggeri come acqua, disse Antonio Setzu, come acqua che scorre, salta, giù dalla conca piena della fonte, scivola e serpeggia fra muschi e felci, fino alle radici delle sughere e dei mandorli o scende scivolando sulle pietre, per i monti e i colli fino al piano, dai torrenti al fiume, a farsi lenta verso le paludi e il mare, chiamata in vapore dal sole a diventare nube dominata dai venti e pioggia benedetta. A parte la follia di ucciderci l'un l'altro per motivi irrilevanti, eravamo felici. Le piane e le paludi erano fertili, i monti ricchi di pascolo e fonti. Il cibo non mancava neppure negli anni di carestia. Facevamo un vino colore del sangue, dolce al palato e portatore di sogni allegri. Nel settimo giorno del mese del vento che piega le querce incontravamo tutte le genti attorno alla fonte sacra e per sette giorni e sette notti mangiavamo, bevevamo, cantavamo e danzavamo in onore di Is. Cantare, suonare, danzare, coltivare, raccogliere, mungere, intagliare, fondere, uccidere, morire, cantare, suonare, danzare era la nostra vita. Eravamo felici, a parte la follia di ucciderci l'un l'altro per motivi irrilevanti.

Sergio Atzeni, Passavamo sulla terra leggeri.
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#viaggidiversi #sergioatzeni #letteratura #letteraturasarda #letteraturaitaliana
Il culto di Ercole arrivò anche in Sardegna?

I rinvenimenti archeologici effettuati a Olbia sembrano indicare che la principale divinità cittadina in età Romana fosse proprio Ercole e, come nel caso di Esculapio, anche il suo culto era andato a sovrapporsi a quelli preesistenti del greco Eracle e del punico Melqart. Divinità, queste ultime, ben radicate nel panorama cultuale preromano della Sardegna come attestato da fonti letterarie, epigraiche e archeologiche.

Le recenti indagini condotte nel centro gallurese hanno riportato alla luce, sulla collina di San Paolo, un santuario circoscritto da un tèmenos, all’interno del quale sono i resti di tre templi. Secondo gli scavatori il primo di essi, di epoca cartaginese, sarebbe stato sostituito in età romana da un edificio templare dedicato a Ercole – del quale residuano solo la parte delle murature e una cisterna, entrambe puniche – che in epoca lavia doveva costituire la parte centrale di un santuario circondato da un muro e con altre due strutture templari, già di età tardorepubblicana, a proposito delle quali si ignorano però i nomi delle divinità venerate.

Si è ipotizzato che l’immagine di una statua di culto, probabilmente bronzea e opera di artisti centro-italici, possa essere stata riprodotta localmente in una testa in terracotta databile alla seconda metà del II secolo a.C., rinvenuta nelle acque presso l’Isola di Bocca.

La testa troverebbe a sua volta un confronto stringente in un ex voto rafigurante il dio rinvenuto nell’area del santuario; per quanto ormai andato perduto di esso si conservano il disegno e la descrizione effettuate al momento della scoperta nel 1939.

Il culto di Ercole ebbe sicuramente un’ampia diffusione nell’Isola dovuta anche al sincretismo con Melqart/Eracle; ciò è attestato oltre che dalla toponomastica dai dati archeologici. Il rinvenimento di statuine in bronzo o in terracotta rafiguranti il dio con la caratteristica leontè o più semplicemente i suoi attributi, come la clava, infatti ne esemplificano la devozione.

Nell'immagine: Testa fittile di Ercole con leontè dai fondali dell’Isola Bocca; II sec. a.C.
Un'usanza ormai completamente scomparsa.

I bambini, e in special modo le femminucce, sono attivamente presenti fin dall'infanzia nella lavorazione e messa in forma della pasta: si riusciva in questo modo ad indirizzare la naturale vivacità infantile verso un lavoro che appariva gioco e nello stesso tempo a trasmettere un'arte indispensabile alla futura vita di sposa e madre.

Più spesso i "pani per bambini" venivano lavorati appositamente dalle donne per i loro piccoli, con l'intento di creare dei veri e propri "giocattolini" commestibili che, stimolando la fantasia infantile, accrescessero anche il piacere di mangiare.

I pani-giocattolo sono documentati in tutta l'isola con una grande varietà di forme che dipendevano, oltre che dalla località, dall'estro e dall'abilità femminile.

Alcuni pani si adattavano bene ad entrambi i sessi; altre volte erano invece specificamente concepiti per maschietti o femminucce. Ai bambini si regalavano spesso pani a forma di animali, ed in particolare cavallini e agnellini, elementarmente abbozzati, oppure a forma di bicicletta, ottenuti avvolgendo a spirale dei cilindri di pasta, a imitazione delle ruote.

Talvolta il pane veniva donato con chiaro intento simbolico, come si intuisce per il cestinetto (skattinèddha) che veniva confezionato nel Sulcis per la mietitura, per contenere idealmente il grano da seminare, richiamando in tal modo il futuro lavoro del destinatario.

Il regalo più diffuso per le femminucce era naturalmente la bambolina, sia che fosse solo abbozzata, con le linee fondamentali del corpo accennate e il viso appena incorniciato dai capelli, sia che fosse raffigurata in tutti i particolari, dal volto ai dettagli dell'abito.

La bambolina era quasi sempre rappresentata in posizione eretta, anche se non mancano gli esemplari che la mostrano seduta; in certe località la figura umana era ottenuta annodando un cilindro di pasta, come negli esemplari di Ulassai che sembrano raffigurare un neonato con la testa grossa e i piedi appena accennati: in questo caso il "nodo" sarebbe il simbolo del bimbo in fasce.

#archaicsardinia #sardegna #cultura #culturasarda #tradizioni

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Who is Archaic Sardinia?

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How many followers does Archaic Sardinia have?

Archaic Sardinia has 14,012 followers on Instagram (14K). Set against 519 accounts followed, the audience works out to about 27 followers per account Archaic Sardinia follows. 386 published posts give Archaic Sardinia a moderate archive on Instagram.

What is Archaic Sardinia's engagement rate?

Archaic Sardinia's engagement rate on Instagram is 4.86%, between 3% and 6%, or 3 to 6 likes and comments per 100 followers. On a typical post that comes to about 1 like or comment for every 21 followers. An average post collects 662 likes and 26 comments, close to 25 likes for each comment.

What does Archaic Sardinia post about on Instagram?

Flinque files Archaic Sardinia under 3 categories, led by Nonprofit organization and followed by Non-Profits & Religious Organizations and Spirituality & Religion. The 10 recent Instagram captions Flinque holds for Archaic Sardinia repeatedly use the words sardegna, della, questo, loro and parte. Archaic Sardinia's captions carry hashtags such as #archaicsardinia, #sardegna and #sardinia. Archaic Sardinia writes those captions mainly in Italian. Archaic Sardinia keeps 13 story highlights, which open with a free Flinque account.

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