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About Andrea Metafuni
Andrea Metafuni (@andremeta) is a Photographer creator on Instagram, also filed under Photography & Video. The account has 24,150 followers and 1,005 published posts. Recent posts average 296 likes and 36 comments, an engagement rate of 1.32%.
With 24.2K followers, Andrea Metafuni is a micro creator by the common 10,000 to 100,000 definition. Set against 1,201 accounts followed, the audience works out to about 20 followers per account Andrea Metafuni follows. Andrea Metafuni carries Instagram's verified badge and uses an Instagram professional account. Flinque files Andrea Metafuni under Photographer, with Photography & Video as a secondary category.
The Instagram bio for Andrea Metafuni runs to 18 words across 5 lines. The bio mentions @andreametafuni. The latest activity Flinque has on record for Andrea Metafuni dates from April 2026.
Story Highlights
Unlocking shows the title and cover image of every story highlight this creator keeps pinned to the profile.
1,005 Posts
Of the 10 most recent posts shown for Andrea Metafuni, 7 are carousels and 3 are videos. That mix leans toward carousels. Andrea Metafuni has built a substantial archive of 1,005 posts. Against the audience, that is roughly 24 followers for each post published. Andrea Metafuni also keeps 69 story highlights on the profile. All 10 carry captions, averaging 214 words each. The captions are written mainly in Italian. Words that recur across them include mondo, questo, tanzania, anche and vita. The captions tag #zanzibar, #tanzania, #shotoniphone, #kiwengwa and #masai.
A Zanzibar ho conosciuto Michael e Yakuba, due ragazzi #Masai che passano la stagione turistica qui sull’isola, per racimolare qualche soldo da portare alle famiglie del proprio villaggio, nell’entroterra tanzaniano. Michael mi ha detto che un giorno vorrà avere più mucche di suo fratello, ne vuole almeno 100. Le mucche, per loro, sono una sorta di valuta: più mucche hai, più sei ricco, perché se ti succede qualcosa puoi vendere qualche mucca e risolvere i tuoi problemi. Mi ha mostrato la sua casa fatta di argilla e paglia, la sua famiglia e danze e rituali attraverso foto e video sul suo smartphone: sì, i Masai ormai hanno gli smartphone, con tanto di Instagram e TikTok. Nella loro cintura in pelle di mucca hanno intagliato e aggiunto un portatelefono per tenerlo sempre con sé, insieme alla daga e al bastone da pascolo. All’inizio ero stranito da questa cosa: “Anche i Masai?? Anche popoli tribali che pensavo avessero gli anticorpi per la tecnologia occidentale si sono fatti soggiogare da queste diavolerie?”. Poi ho pensato a quanto presuntuoso questo pensiero fosse: d’altronde perché solo noi dovremmo essere gli unici privilegiati a poterci contaminare con questo prodigio di tecnologia moderna? Resta in me comunque l’amarezza nel vedere anche loro, conservatori di antiche usanze e di un sapere ancestrale, esposti al mondo dei social e assorbiti da questo lato del “progresso”. Che Enkai li protegga, finché sono in tempo.
A Zanzibar ho nuotato in mare aperto con i delfini, ho conosciuto i pescatore dell’alba, ho goduto di una natura fatta di palme, vento, spiagge bianchissime e finissime e un acqua cristallina, ho parlato con i bambini nell’unica lingua che entrambi conoscevamo, quella del gioco… anche se qualche parola, negli anni, l’ho dimenticata.
A #Zanzibar ho avuto una sensazione di equilibrio col mondo e con me stesso.
“Jambo, jambo bwana / Ciao, ciao signore
Habari gani? / Come stai?
Nzuri sana / Molto bene
Wageni, mwakaribishwa / Stranieri, siete i benvenuti
Tanzania yetu, hakuna matata / nel nostro Tanzania, non c’è nessun problema”
È una canzone di benvenuto e di festa che diffonde allegria e senso di accoglienza. Passeggiando per le spiagge di Zanzibar, capita di sentirla canticchiare da qualche local o qualche Masai che ti da il benvenuto. Ogni volta che la sentivo, sapendo il significato, mi sentivo accettato e, allo stesso tempo, per il rovescio della medaglia, non potevo non riflettere su quanto possa essere avvilente, difficile e ingiusto sentirsi automaticamente disprezzati in quanto stranieri. Una sensazione che difficilmente noi bianchi possiamo provare nella nostra vita, ma che tante persone nere hanno subito e continuano ingiustamente a subire quando si interfacciano con realtà razziste e xenofobe, ultimamente fin troppo diffuse nel mondo moderno.
Non sono un ingenuo. Sono consapevole del fatto che io fossi un turista, che me ne sarei andato di lì a poco e che magari qualche abitante poteva vendermi un souvenir per guadagnare qualcosa durante la mia permanenza: certo che ero il benvenuto. Ovviamente un turista è diverso da uno straniero che migra e che tutto va sempre contestualizzato, ma questo non giustifica mai l’astio e l’odio che, anche in Italia, viene riversato gratuitamente verso chi è diverso e che, molto spesso, cerca una nuova vita per riscattare la propria esistenza in un nuovo Paese, senza amicizie, dovendo imparare una nuova lingua e che difficilmente riuscirà mai a chiamare “casa”.
Ascoltando quelle parole cantante sulle note di un brano pop ho pensato a come sarebbe diverso il mondo se a ogni straniero venisse sempre canticchiata una canzone del genere.
Zanzibar, famosa per essere una meta turistica mondiale in grado di regalare relax e paesaggi mozzafiato, diventa una destinazione anche per molti Masai, uno storico popolo di pastori e guerrieri nilotici distribuiti nell’entroterra tra Tanzania e Kenya. Molti di loro partono dai propri villaggi per raggiungere l’isola, sulla quale lavoreranno per più della metà dell’anno, cercando di guadagnare più soldi possibili per la propria famiglia, svolgendo dai compiti più disparati, come security per le strutture alberghiere, guide locali per i turisti, vendendo souvenir e intrattenendo i visitatori con qualche danza tipica o cerimonia matrimoniale.
Io ho conosciuto Michael e Yakuba, ai quali ho scattato qualche ritratto, che mi hanno raccontato un po’ della loro storia. Ho passato un intero pomeriggio con Michael, che mi ha raccontato della sua vita e mostrato alcuni video del suo villaggio natale. Un incontro che mi ha regalato la possibilità di conoscere più da vicino una cultura così diversa dalla mia e proprio per questo incredibilmente affascinante.
#Tanzania #Africa #Zanzibar
Foto scattate con a7RIII + a7RV
Video #ShotOniPhone con modello Pro Max
Tra il Serengeti National Park e la Ngorongoro Conservation Area ho avuto la sensazione di assistere a qualcosa di antico e perfettamente autentico, dove la natura detta ancora il ritmo di tutto.
Tutta la serie sulla Tanzania è scattata con a7RIII + a7RV. Video con iPhone serie Pro Max.
Tra il parco Nazionale del Serengeti, una savana di 14.763 km², e l’Area di Conservazione di Ngorongoro, la più grande caldera intatta del mondo, dove flora e fauna africana vivono naturalmente e in libertà. Qui è possibile osservare tutti i big 5: leone, leopardo, elefante africano, bufalo cafro e rinoceronte (il più difficile, viste le poche specie rimaste - io l’ho visto da molto lontano, ma non è scontato riuscire a individuarlo!).
Vedere gli animali interagire tra loro, tra scene di caccia, migrazioni, scontri o momenti familiari, è davvero un’esperienza unica. Fin da piccolo ho sempre avuto una forte passione per la natura e riuscire a vedere con i miei occhi gli stessi animali che disegnavo sui quaderni delle elementari è stato davvero emozionante.
Questo è un riassunto di quello che ho visto in 3 giorni di Safari in Tanzania, ripreso con il comparto lenti del modello Pro Max di iPhone.
🐘🐆🦓🦒🦏🐊🦛🐃
🤳 #ShotOniPhone #Safari #Tanzania
Durante il mio Safari tra il Serengeti e la caldera del Ngorongoro ho avuto la sensazione di entrare in un equilibrio naturale antichissimo, dove ogni animale sembra avere un ruolo specifico, un proprio posto preciso nel mondo.
Avevo con me 2 camere, 3 obiettivi e un iPhone per cercare di cogliere e raccontare con immagini e video tutta questa bellezza.
Mi sono allontanato un po’ dai social perché ne sentivo il peso: da una parte la pressione costante di dover performare, dall’altra il lato più tossico, quello in cui guardi gli altri e sembrano sempre più bravi, più felici, sempre nel posto giusto. Un racconto fatto di highlights che non mi piace. Per cui ecco la cosiddetta “realtà vs. Instagram”.
Il mio lavoro è complesso: competizione alta, tempi incerti, a volte compensi bassi. Ma sa anche dare soddisfazioni, soprattutto quando condiviso con le persone giuste. A volte penso che, partendo da zero, senza contatti e senza studi dedicati, sia stato più difficile. E ancora oggi mi capita di sentirmi fuori dal giro. È frustrante.
Le competenze a volte sembrano non bastare mai. Si dice che la mia versatilità sia un punto di forza, ma il settore spinge verso la specializzazione. So che se un lavoro non entra, non tutto dipende da me, ma non è sempre facile continuare a credere in sé stessi.
Ho sempre amato la fotografia che racconta, che osserva, che prova a capire il mondo. Ma non era la mia unica passione. Col tempo ho lasciato indietro tanto: basket, musica, disegno. Mi manca quella leggerezza, quel modo di vivere le passioni senza aspettative.
A 37 anni pensavo sarei stato “di più”. Sognavo di fare del viaggio un lavoro, di raccontare il mondo con le immagini. Forse non ho mai trovato le occasioni giuste, forse mi sbagliavo: non sono così bravo. Ma quella curiosità è ancora lì. E sì, vorrei ancora trovare il modo di trasformarla, ogni tanto, in realtà.
Ci sono momenti in cui sto bene e altri in cui mi butto giù: mi sento indietro, in ritardo, in dubbio. So che sono pensieri intrusivi, ma non sempre è facile convivere con i propri sogni quando non prendono forma. Fatico a trovare una chiave o l’aiuto di qualcuno per spalleggiarsi.
Scrivo questo per ricordarmi che, nonostante tutto, ci sono ancora motivi per non abbattersi. Alla fine, quello che conta davvero è riuscire a divertirsi in quello che si fa.
E credo di non essere l’unico a sentirmi così. Siamo molti più marinai su questa barca di quanto pensiamo. Buona navigazione a tutti, buona navigazione a me.
Questa è la storia di Giuseppe Pozzi, un uomo che nel 1997 ha deciso di prendere la sua strada per trovare il proprio posto nel mondo.
L’ho incontrato nell’estate del 2021, nella sua baita (oggi anche un B&B oltre che rifugio), lassù, sull’Alpe Sattal (2.097 metri s.l.m), costruita interamente da lui partendo da un vecchio rudere, dove ormai vive da più di 20 anni. Una scelta coraggiosa, presa nel nome della felicità e della libertà che gli è costata fatica, denaro e tanti sacrifici, anche sentimentali.
La passione, la fantasia, la creatività non sono mai state ostacolate dalle possibilità economiche: per i primi 10 giorni ha portato a spalla 1300kg di materiali per poter iniziare il prima possibile la realizzazione del proprio sogno. Ha passato il primo anno dei lavori dormendo in tenda, affrontando tutte le stagioni, e per i primi 3 anni il bagno era esclusivamente fuori, in attesa della coibentazione e allacciamento degli scarichi.
Quando ha iniziato a parlare della sua storia ho avviato una registrazione audio senza avvisarlo. Non sapevo cosa ne avrei fatto, ma sentivo che valeva la pena conservare la sua testimonianza. Alla fine ho deciso di realizzarne un piccolo racconto unendo audio, foto e video di quel momento.
Quello che più augura a tutti e che si è sempre augurato per lui è di vivere come i gracchi di montagna. “Sono uccelli con una capacità di volare fantastica, anche durante le tormente non si fermano e riescono a raggiungere sempre il loro obiettivo. Io li chiamo i giocolieri dell’aria. È questo uno dei miei obiettivi, forse il principale di sempre: avere, nelle situazioni della vita, la stessa dimestichezza che hanno loro con l’aria”.
Per sapere di più sulla sua storia, vi consiglio di guardare il suo TEDx tenuto a Novara, lo trovate su YouTube.
#AlpeSattal #Alagna #Valsesia #vitadimontagna #vitainmontagna
Since we are all in this lockdown situation and forced to stay at home, I finally had the time to collect all the contents made back there (horizontal and vertical clips, IG stories and pics). I had fun to mix and edit iPhone clips and Sony photos with DaVinci Resolve, a complete editing software that includes some great color grading and audio mix features.
Hope you enjoy some travel vibes in this period of world lockdown.
Thanks.
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Andrea Metafuni's engagement
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Engagement rate
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Frequently asked questions
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Who is Andrea Metafuni?
Andrea Metafuni (@andremeta) is a Photographer creator on Instagram, also filed under Photography & Video. Andrea Metafuni carries Instagram's verified badge and uses an Instagram professional account. The Instagram bio for Andrea Metafuni runs to 18 words across 5 lines.
How many followers does Andrea Metafuni have?
Andrea Metafuni has 24,150 followers on Instagram (24.2K). Set against 1,201 accounts followed, the audience works out to about 20 followers per account Andrea Metafuni follows. Andrea Metafuni has built a substantial archive of 1,005 posts.
What is Andrea Metafuni's engagement rate?
Andrea Metafuni's engagement rate on Instagram is 1.32%, between 1% and 3%, or 1 to 3 likes and comments per 100 followers. On a typical post that comes to about 1 like or comment for every 76 followers. Comments stay close to likes on Andrea Metafuni's posts, at 296 likes and 36 comments on average, about 8.2 likes per comment.
What does Andrea Metafuni post about on Instagram?
Flinque files Andrea Metafuni under Photographer, with Photography & Video as a secondary category. Of the 10 most recent posts shown for Andrea Metafuni, 7 are carousels and 3 are videos. The 10 recent Instagram captions Flinque holds for Andrea Metafuni repeatedly use the words mondo, questo, tanzania, anche and vita. Andrea Metafuni's captions carry hashtags such as #zanzibar, #tanzania and #shotoniphone. Andrea Metafuni writes those captions mainly in Italian. Andrea Metafuni keeps 69 story highlights, which open with a free Flinque account.
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